Quando entro in un centro commerciale, più precisamente
nell’ipermercato all’interno, sono attratto da tutti quei cazzarelli che
mettono all’ingresso, nelle ceste. Appena entro mi ci fiondo subito e,
chissà per quale motivo, penso che mi serve tutto ciò che vedo e
comincio a riempire il carrello: taglierini, pennelli da imbiancatura,
cacciaviti tali e quali a quelli che ho già, bambini (“ah, è suo? Scusi
signora”), penne e pennarelli, “Uh, il taglia unghie per zebre. Tocca
prenderlo, non si sa mai ne avremo una, quando mi ricapita di pagarlo 3
euro”, kit pettine+straccio per lavare per terra, kit ferma-porte+3
tampax (la sensazione è quella che chi studia l’assemblaggio dei kit non
ci metta la dovuta passione nel suo lavoro), tutti i tipi di colla
dalla vinavil all’ultramega adesivo irreversibile con le avvertenze “in
caso di contatto accidentale con pelle e occhi, non sono stato io”, le
candele che odio tanto e non vorrei mai in casa ma costa solo 2 euro la
confezione da 8 (insieme all’abbinato foulard da moto), etc…
Poi passo alle cose essenziali come il prodotto -ravviva riccioli
ascellari- e dopo vado alle cibarie. Quando cerco uno spazio libero nel
carrello per infilarci i due panini con cui solitamente inauguro il mio
ingresso in zona roba necessaria alla sopravvivenza, mi rendo conto che
l’ho riempito di minchiate e comincio ad agitarci la mano dentro per
fare selezione: “lascio… cosa lascio? Il dopo-dopo-barba mi serve per
annullare l’effetto del dopo-barba. Il porta telefonino da specchietto
esterno dell’auto? Vabbè dai, posso anche prenderlo poi. Che altro? Il
rilevatore di zanzare che non le scaccia ma la notte bestemmia al posto
tuo è comodo, lo tengo. La calamita da frigo fine a se stessa a forma di
calamita, sì dai lascio anche questa, …“.
Continuo con la spesa: “Il latte parmalat in offerta, una busta 1,50
euro, la confezione da tre a solo 1 euro! Ma no, non devo cascarci in
queste trappole da marketing”.
Quando ho finito mi dirigo verso la cassa, sempre quella sbagliata
che va più a rilento di tutte. La cassa vicina che aveva la fila più
lunga va molto più veloce e quindi con una mossa agile mi sposto.
Ovviamente appena passo all’altra cassa si blocca per un inconveniente
(la signora con la quale mi ero scusato prima, non c’è il codice a barre
sul bambino).
La fila alla cassa però non è sempre un male, ti dà la possibilità di
riflettere ulteriormente su cosa tra ciò che hai nel carrello ti serve
veramente. Per questo a fine giornata tutti i cazzarelli dei cestini
all’ingresso li trovi tutti vicino i chewingum, le pile e le lame da
barba.
Per questo cercano di arginare il fenomeno mandando una commessa in
giro per le file a consigliare la cassa meno affollata, oppure aprono di
fretta e furia una nuova cassa.
Per più disperata delle situazioni hanno dipendenti che si fingono
clienti in fila e ti intrattengono chiedendoti l’ora (continuamente,
ogni 2 minuti) o sfoggiano tutta la loro preparazione sui luoghi comuni e
sul clima. Hanno anche foto di bambini nei portafogli (con tutta la
cornice portaritratti e il prezzo, ché sono le classiche foto esempio)
per passare alla tecnica delle classiche esclamazioni “guardi che
belli”, “questo è il grande, e questo è il piccolo”, “ha ancora i baffi
da latte”, “hanno preso tutto dalla madre, quella baldracca. Soprattutto
le cicatrici”, “il colore degli occhi è della madre ma il di dietro
degli occhi è mio”.
E allora occhio, quando entrate in un ipermercato lasciate perdere i
cestini coi cazzarelli all’ingresso, possono costarvi minuti di
conversazioni banali e di circostanza. Per me è diventato un forte
deterrente.